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COERCIZIONE ( O COSTRIZIONE ) e METODO GENTILE -MARZO 2011/ APRILE-


COSTRINGERE: obbligare uno a fare quello che non vorrebbe (Dizionario della Lingua Italiana M.G. BACCI ) 

Fino a poco più di una decina di anni fa, quando mi avvicinai al mondo della cinofilia, l’addestramento del cane si basava quasi esclusivamente sulla coercizione: l’animale DOVEVA OBBEDIRE  per evitare la punizione; collari a strozzo, a punte o elettrici e sottomissione del cane, erano la base di un percorso addestrativo nel quale il cane doveva imparare a obbedire macchinosamente senza pensare a ciò che faceva e senza una consapevolezza dei propri movimenti corporei, con l’unico scopo di evitare il castigo (strattone col collare a strozzo, sgridata o scrollamento per la collottola, spilli sui riporteli per combattere il dente duro e nel caso del cane da ferma l’impallinata).

Ancora oggi questo metodo addestrativo viene utilizzato in larga scala soprattutto nel lavoro con il cane da ferma, perché porta ottimi risultati e in breve tempo ma causa molto spesso problemi di natura relazionale fra cane e conduttore, stress nell’animale, e in alcuni casi rovina soggetti particolarmente sensibili.

Certo, quelli erano i metodi di qualche anno fa, quando non c’era altro a disposizione, ma oggi ci sono tanti modi per addestrare un cane e senza dovergli per forza causare stress negativo.

Probabilmente non vi è un modo giusto di lavorare con i cani, ognuno ha (e sceglie) il metodo che ritiene più opportuno e più corretto, secondo la sua etica professionale, le proprie capacità, la propria fantasia e le peculiarità del soggetto.

Personalmente preferisco seguire la seguente regola :

il Cane NON DEVE obbedire al conduttore, ma DEVE VOLERGLI OBBEDIRE!”;

o meglio deve provare piacere nel voler collaborare con il proprietario e vedere in lui non un entità divina onnipotente che lo castiga se non obbedisce, ma come un leader su cui può sempre contare che lo coinvolge in un’attività giusta e appassionante (quale dovrebbe essere il dressaggio del cane).

SALTA!

Basti pensare al lavoro sul riporto impostato in questa maniera col  Setter Inglese ( cane sensibile a ogni nostro cambiamento d’umore e a ogni nostro impercettibile movimento):

il mio lavoro sul riporto consiste nel non sviluppare una eccessiva possessività dell’allievo verso l’oggetto del recupero , non fargli credere che glielo si vuole sottrarre (men che mai con la forza), ma fargli capire che se lui molla spontaneamente ciò che tiene tra le fauci, il gioco continua, ed ottiene premi e lodi; una volta fissate queste basi basta poco impegno in più per affinare l’esercizio, e il risultato finale sarà sicuramente gratificante per istruttore e cucciolo: che spettacolo vederlo partire su nostro segnale in un galoppo maestoso, abboccare delicatamente il selvatico, riportarcelo con gioia e sedutosi davanti a noi aspettare che gli porgiamo la mano affinché lui possa deporvi il selvatico di sua spontanea volontà, non perché vede in noi un capo iroso e teme una punizione, ma perché  felice di farlo!

Bello da vedere e utile ad espletare il suo compito: è questo il lavoro di un cane sicuro del suo lavoro, senza la paura di sbagliare (non conosce castigo), che non agisce per “puro condizionamento” ma perché gli viene spiegato l’esercizio e come lo deve svolgere perché questo possa continuare nel modo più gratificante possibile; un cane impostato in questo modo è un individuo ricco d’iniziativa, e Dio solo sa quanto questa sia importante in qualsiasi caccia, ma particolarmente in quella col cane da ferma, ove è lui a dirigere gran parte dell’azione.

Personalmente non amo il lavoro di quei cani che, provenienti da un addestramento rigidissimo, “non muovon foglia che padron non voglia”, privi di iniziativa, timorosi di sbagliare che eseguono il lavoro in modo nervoso con vistosi segnali di paura e controvoglia;  altrettanto deplorevole il lavoro di quell’ausiliare che sempre per lo stesso motivo, la paura del castigo o di perdere un qualcosa che si è conquistato, mostri il dente duro sul selvatico o rifugga il conduttore; tutto ciò è brutto da vedere e poco funzionale e spesso si può evitare, con una buona educazione seguita da un buon addestramento, improntati sulla fiducia del cane verso il proprietario, che rappresenta sempre qualcosa di positivo e sempre una guida sicura non solo per l’ausiliare, ma anche per quello che, una volta deposto il fucile, torna ad essere il compagno di vita di tutti i giorni.

 

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